Studi di Settore: Correttivi Anticrisi ed Accertamento Supportato da Redditometro

Quadro normativo: Recentemente la Sose (Società per gli studi di settore) ha raccolto dati e statistiche finalizzati all’introduzione, nel «motore» degli studi di settore, di appositi correttivi per tenere conto della situazione di crisi. Tali correttivi sono stati vagliati dalla Commissione di esperti per la validazione degli studi di settore, la quale si è espressa nel merito con un recente documento (approvato all’unanimità nella riunione del 2 aprile). Altra novità di rilievo, in tema di accertamento da studi di settore, è contenuta nella C.M. 9.4.2009, n. 13/E, nella quale si evidenzia la possibilità che l’Amministrazione finanziaria utilizzi le risultanze del redditometro a supporto delle presunzioni di evasione scaturenti dalla mancata congruità.

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STUDI di SETTORE – CORRETTIVI ANTI-CRISI: com’è noto, la crisi che ha accompagnato il 2008 e che tutt’ora persiste nei maggiori mercati mondiali ha ridisegnato gli equilibri economico/finanziari delle principali aziende, di qualunque dimensione, rendendo in pochi mesi «obsoleta» qualunque presunzione di marginalità, considerata attendibile fino a pochi mesi orsono.

La consapevolezza dell’esistenza di un nuovo livello di «normalità economica» ha reso indispensabile un adeguamento dei risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore, che hanno come obiettivo proprio l’analisi di detta normalità.

Con una corsa contro il tempo, l’Amministrazione finanziaria, la Sose (Società per gli studi di settore) e la Commissione di esperti per l’approvazione degli «studi» hanno cercato di valutare l’incidenza che detta crisi ha avuto, per l’esercizio 2008, sui singoli comparti commerciali, industriali e professionali, con la finalità di adeguare lo strumento accertativo in commento alla nuova realtà economica e, conseguentemente, aggiornare gli studi che, in caso contrario, avrebbero portato a risultati inattendibili.

Dopo una raccolta di dati da parte della Sose, per lo più basati su questionari compilati on line e sulle comunicazioni Iva annuali inviate dai contribuenti entro febbraio 2009, sono stati formulati alcuni correttivi che hanno recentemente ottenuto il «sigillo» da parte della citata Commissione di esperti, che si è espressa sull’argomento con la riunione tenutasi il 2.4.2009.

DOCUMENTO della COMMISSIONE degli ESPERTI e RELAZIONE TECNICA ALLEGATA: i contenuti di tale documento ufficiale possono essere sintetizzati in tre punti:

a) doppio intervento sugli studi 2009 (esercizio 2008): la Commissione ha preso atto, realisticamente, come fosse impossibile, nel poco tempo a disposizione ed in presenza di dinamiche economiche e finanziarie ancora in parte da decifrare, procedere esclusivamente ad una rettifica ex ante rispetto all’applicazione degli studi. Per tale motivo, essa ha ribadito che soltanto l’acquisizione del Mod. Unico 2009 consentirà un’analisi completa e corretta «tale da garantire agli studi di settore un significativo livello di rappresentatività ». Per tale motivo, l’intervento di adeguamento per tenere conto della crisi è da suddividere in due fasi:
– ex ante rispetto all’applicazione degli studi: in tale fase (appena conclusasi) sono stati introdotti i già richiamati correttivi congiunturali, che esamineremo tra breve;
– ex post, nel 2010, «in tempo utile per consentire all’Agenzia delle Entrate di disporre di uno strumento adeguato per le successive attività di selezione, controllo, ed accertamento». Al riguardo, non sfugge che nelle parole riportate in detto documento (qui opportunamente evidenziate tra virgolette) vi sia la consapevolezza che il lavoro effettuato nella prima fase possa non soddisfare l’esigenza di una corretta valutazione delle attività monitorate. Tale aspetto può essere tenuto in considerazione ai fini della scelta circa l’eventuale non adeguamento dei ricavi 2008, qualora questi risultino inferiori al livello di congruità e vi sia la ragionevole certezza (e la possibilità di dimostrazione) che tale ultimo valore sia eccessivo rispetto alla situazione economica del mercato di riferimento del contribuente monitorato. Tuttavia, all’atto pratico, è caldamente consigliabile che tale giustificazione venga addotta a supporto di altre, ben più precise e legate alla particolare situazione del soggetto non congruo (ad esempio: marginalità economica);

b) prudenza nell’applicazione di Gerico 2009 (esercizio 2008): la Commissione ribadisce più volte, nel documento in esame, la necessità che le risultanze derivanti dall’applicazione degli studi vengano considerate con senso critico e valutate alla luce del singolo caso monitorato. In particolare, viene evidenziato come l’elevata turbolenza rilevata in tutti i settori monitorati potrebbe portare a situazioni di disallineamento tra i ricavi dichiarati ed il livello richiesto ai fini dell’adeguamento, nelle quali i contribuenti non si riconoscono. In tale ottica, viene ribadita la natura non «catastizzante» degli studi di settore rispetto ai ricavi a dichiarare, e soprattutto si richiama la necessità che il risultato degli studi venga accompagnato, in sede di accertamento, da altri elementi in grado di rafforzare la pretesa tributaria che, nel caso di specie, lo ricordiamo, ha valenza di presunzione semplice (status ormai accettato anche dall’Amministrazione finanziaria) e, come tale, insufficiente di per sé per «fare prova» dell’esistenza di evasione fiscale. Tale ultimo aspetto, ovvero la necessità di ulteriori elementi di supporto ai risultati degli studi, ha indotto l’Amministrazione finanziaria all’utilizzo del redditometro, nei termini che verranno illustrati nella seconda parte di questo articolo;

c) illustrazione dei correttivi che verranno introdotti in Gerico 2009: nella relazione tecnica allegata al documento in esame, vengono illustrate le quattro tipologie di correttivi introdotti (tre a livello di «studio», uno con specifico riferimento agli indicatori di normalità economica). Dal punto di vista operativo, l’effetto di tali correttivi verrà evidenziato in Gerico attraverso un doppio risultato: quello riscontrabile in una situazione «normale» e quello derivante dall’applicazione dei citati correttivi. I succitati quattro interventi si sostanziano in:
1) correttivi relativi al costo del carburante e delle materie prime. Tali correttivi, già applicati in passato nei settori dell’autotrasporto e produzioni della meccanica, verranno introdotti negli studi maggiormente legati alla fluttuazione dei prezzi di tali voci. In sostanza, l’intervento ha come finalità quella di sterilizzare l’effetto sugli studi dovuto all’incremento del costo del venduto, qualora quest’ultimo sia dettato non già da una maggiore capacità di generare ricavi, bensì esclusivamente da un incremento dei prezzi «a monte ».
2) Correttivi specifici a livello di cluster per consentire agli studi di settore di cogliere correttamente la «normalità economica», pur in presenza di modifiche strutturali delle relazioni economiche. Si pensi, a titolo esemplificativo, ad alcune attività del settore tessile, ove è stata riscontrata una significativa alterazione delle variabili economiche e dei margini (ricarico).
3) Correttivi congiunturali a livello individuale per rendere «dinamico» il modello degli studi di settore nelle situazioni di crisi. Tali correttivi (applicati già in passato per taluni settori quali, a titolo esemplificativo, l’oreficeria, la ceramica, il commercio al dettaglio di abbigliamento e calzature) riguarderanno tutti gli studi di settore, ed avranno la finalità di equilibrare situazioni in cui è presente una sistematica contrazione dei ricavi a causa della rigidità produttiva non modificabile nel breve periodo.
4) Correttivi per una corretta applicazione degli Ine (Indicatori di normalità economica) in presenza della crisi. Tale intervento, come si legge nel documento in commento, è mirato ad adeguare l’effetto dell’applicazione dell’analisi di normalità economica nei casi in cui le situazioni oggetto di analisi risultino sensibilmente alterate per effetto della crisi. È il caso, ad esempio, dell’indicatore della «durata delle scorte» nel caso in cui l’incremento di rimanenze finali possa essere fatto risalire all’invenduto di merce e prodotti finiti a fronte della contrazione delle vendite.

EFFETTI della CRISI ECONOMICA sulle PROFESSIONI: vale rilevare, da ultimo, il documento unitario proposto dai rappresentanti delle attività professionali ed accolto dalla Commissione degli esperti, nel quale si segnala come gli effetti della crisi, in tale settore, si evidenzieranno con un ritardo, non facilmente determinabile, rispetto a quelli causati sulle piccole e medie imprese. Più nel dettaglio, vengono prospettati i seguenti effetti:
● riduzione delle tariffe unitarie applicabili;
● incremento dei pagamenti frazionati, la cui presenza potrà essere richiamata a giustificazione della mancata congruità.

ACCERTAMENTO – APPLICAZIONE CONGIUNTA «STUDI di SETTORE – REDDITOMETRO»: con la recente C.M. 9.4.2009, n. 13/E l’Agenzia delle Entrate ha sintetizzato le modalità di prevenzione e contrasto all’evasione che saranno seguite nell’anno in corso. In tale documento, si fa riferimento esplicito all’utilizzo del redditometro quale strumento accertativo a supporto delle risultanze di non congruità rilevate con l’applicazione degli studi di settore. Più precisamente, viene evidenziato come le situazioni di non congruità, considerate di per sé specifico fattore di rischio, potranno essere vagliate in relazione alla complessiva situazione del contribuente, acquisendo ulteriori elementi probatori attraverso la verifica di indicatori di capacità di spesa e di capacità contributiva «riferibili alla/e persona/e fisiche direttamente collegate alla posizione Iva non congrua».

A parere di chi scrive, non è da escludere che il riferimento al «collegamento diretto» citato nella circolare atterrà non solo alle persone fisiche aventi partita Iva (imprenditori individuali/ professionisti), ma anche alle realtà societarie «familiari», dove risulterà riscontrabile un legame diretto tra l’attività aziendale ed il tenore di vita dei soci.

Ma vi è di più: viene previsto che, qualora gli ulteriori elementi acquisiti depongano per l’esistenza di ricavi/compensi o redditi di gran lunga superiori a quelli determinabili con il solo utilizzo degli studi di settore, potrà essere valutata, da parte dell’Amministrazione finanziaria, la possibilità di attivare indagini finanziarie (sembrerebbe già pronto l’annunciato software per intrecciare redditometro e dati finanziari) ed altre attività istruttorie che si riterranno necessarie allo scopo.

In sintesi, l’Agenzia delle Entrate, qualora lo considererà utile ed opportuno, potrà utilizzare lo strumento del redditometro per verificare che il tenore di vita dei soggetti legati al contribuente non congruo sia in linea con gli «utili» realmente esistenti e, nei casi di scostamento più gravi, potrà procedere ad ulteriori analisi attraverso accessi, verifiche e controllo dei movimenti bancari attribuibili ai soggetti direttamente o indirettamente coinvolti.

Img Credit: WEC