La spinta a recuperare le imposte non deve prevalere sui diritti

di Joseph Holzmiller, Presidente Commissione per l’esame della compatibilità europea di leggi e prassi fiscali italiane.

In questi ultimi anni di crisi economica sembrano divenute confliggenti, fra loro, due principali funzioni della Commissione Ue: sorveglianza della corretta applicazione del diritto europeo negli stati membri e azione “politica” di Governo della Ue, tesa a incentivare le coperture di disavanzi pubblici nazionali anche con i prelievi fiscali.

E l’emergenza sta imponendo la soccombenza della prima funzione a beneficio della seconda, che costringe la Commissione a indulgere sulle trasgressioni fiscali a danno del contribuente anche quando appaiono condannabili o già condannate dalla Corte di Giustizia. Questa indulgenza fiscale appare oggi ancor più radicata dopo le recenti soccombenze (ritenute corrette, in quei casi, da chi scrive) subite dalla Commissione in materia fiscale a seguito di azioni promosse contro taluni Stati membri.

Solo in questa ottica appare spiegabile l’archiviazione (provvisoria) di tre denunce dell’Aidc in tema di Iva (Studi di settore, omesso reverse charge e società non operative) con motivazioni inconsistenti o addirittura inconferenti con l’oggetto delle denunce che la Commissione specialistica denunciante ha invece riconfermato all’unanimità, approvando alcune note esplicative al riguardo.

In ordine alle denunce in tema di imposte dirette (dove l’Aidc ha facoltà di accesso), vengono sostanzialmente accolte le motivazioni difensive dello Stato italiano, fondate su asserite procedure accertative che, invece, non vengono attuate al suo interno; come nel caso delle presunte esterovestizioni in base all’articolo 73 del Tuir (si veda l’articolo qui sopra).

Non dissimili sono gli effetti delle denunce Aidc, non ragionevolmente contrastabili dallo Stato italiano quando assicura correzioni legislative a tempo indeterminato come nel caso della “exit Tax ” in base all’articolo 166 del Tuir.

Resta quindi immutata la determinazione della Commissione specialistica Aidc – Milano nel proseguire la propria azione di denuncia quale contributo di verità, funzionale, non solo alla vigilanza europea, ma soprattutto al giudizio delle Commissioni tributarie, che sono i primi “giudici naturali” europei (prima ancora che nazionali) atti a coinvolgere, al bisogno, la Corte di Giustizia in via pregiudiziale.

La giusta lotta all’evasione fiscale potrebbe infatti risultare oppressiva se non legata saldamente al rispetto dei diritti del contribuente.

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