Il Fisco ci osserva: meglio rispondergli…

IL FISCO CI OSSERVA
di Enrico Holzmiller per Il Mondo

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Se per il prossimo compleanno di vostra moglie decidete di regararle un gioiello, o se volete fare un viaggio alle Maldive, o ancora desiderate acquistare un quadro per il vostro salotto, sappiate che, molto probabilmente, il fisco vi sta osservando.

Il fisco osserva le nostre abitudini: verifica se i nostri figli sono iscritti a scuole private, se frequentiamo wellness center o circoli esclusivi, se ristrutturiamo casa e molto altro ancora.
Il motivo è semplice: verificare se quanto riportato nella dichiarazione dei redditi corrisponde al vero. Il meccanismo di accertamento del maggior reddito in questo caso è, dal punto di vista logico, elementare: se il contribuente ha sostenuto in un anno spese per un certo importo, deve aver dichiarato, per lo stesso anno, un reddito uguale a superiore a detto importo speso. In altre parole, è la spesa effettiva sostenuta dal contribuente a rappresentare l’elemento centrale su cui poggia la quantificazione del reddito complessivo.

Tale logica è alla base del cosiddetto nuovo accertamento sintetico. Ma, all’atto pratico, quali sono le spese che il Fisco vorrà/potrà verificare per poter applicare l’accertamento sintetico in commento?

Dal punto di vista teorico, tutte le spese che il Fisco, anche con i nuovi strumenti informatici, può arrivare a determinare con certezza. E’ stato fatto giustamente osservare come, in futuro, anche i social network come twitter, facebook & co. potranno essere considerati utili allo scopo.
Oggi, concretamente, queste spese si sostanziano in: rate di mutuo, leasing, auto di lusso, natanti da diporto, canoni di affitto di posti barca, spese di ristrutturazione di immobili, spese per arredi di lusso ed abitazioni, quote di iscrizione in circoli esclusivi, rette per la frequentazione di scuole private, frequentazione case da gioco, partecipazione ad aste, viaggi e crociere, acquisto di beni di particolare valore quali quadri, sculture, gioielli, reperti di interesse storico-archeologico, disponibilità di quote di riserve di caccia e pesca, hobby particolarmente costosi (a titolo esemplificativo: partecipazione a gare automobilistiche, gare di motonautica ecc).
Da luglio 2011, inoltre, se vi recate come privato cittadino in un negozio per acquistare beni di valore superiore a 3.600 euro, il venditore ha l’obbligo di richiedere i vostri dati identificativi, per poi comunicarli all’agenzia delle entrate tramite una nuova dichiarazione (chiamata anche “spesometro”). In questo modo, tutte le spese che farete sopra tale importo entreranno nel vostro profilo contenuto nella banca dati del fisco e, se da un confronto con la vostra dichiarazione dei redditi le spese sostenute risulteranno eccessive, scatterà dapprima un invito a chiarire la propria posizione (cosiddetto “contraddittorio) e se le giustificazioni non appariranno adeguate, seguirà l’emissione di un avviso di accertamento con richiesta della maggiore imposta (presunta) evasa, sanzioni ed interessi.

Ma vi è di più: con l’avvento del cosiddetto nuovo redditometro (concettualmente simile all’accertamento sintetico prima illustrato, ma basato, a differenza del primo, su coefficienti matematici particolari tali da “normalizzare” il reddito atteso) nasce il concetto di famiglia fiscale: le spese verranno analizzate in funzione della tipologia di nucleo familiare. Più precisamente, il reddito complessivo del vostro nucleo familiare verrà confrontato con la “media” delle famiglie a voi similari, per numerosità, tipologia ed ambito territoriale, e laddove il reddito imputabile alla vostra famiglia dovesse essere considerato “sotto-media”, verrete chiamati a dare le necessarie giustificazioni.

In questi giorni l’Agenzia delle Entrate sta inviando a numerosi contribuenti un questionario, riportante talune voci di spesa che risulterebbero sostenute in un determinato anno solare. Ancorchè non vi sia l’obbligo di rispondere, è vivamente consigliato di farlo, dando fin d’ora le opportune giustificazioni e riducendo così la probabilità di instaurare un possibile contenzioso dai costi certi e dall’esito incerto.

Img Credit: Subcess