Accertamento STUDI di SETTORE ULTERIORI CHIARIMENTI

Accertamento
STUDI di SETTORE ULTERIORI CHIARIMENTI
di Enrico Holzmiller

Copia documento PDF (attendere caricamento)

L’Agenzia delle Entrate, con la C.M. 12.6.2007, n. 38/E fornisce alcuni chiarimenti in merito all’applicazione degli studi di settore, che si aggiungono a quelli contenuti nella precedente C.M. 22.5.2007, n. 31/E. Tale intervento segue, a distanza di pochi giorni, i Comunicati stampa della stessa Agenzia delle Entrate (7 giugno) e del Vice- Ministro Visco (8 giugno) con i quali si è espressamente negata, per la prima volta, la natura di strumento accertativo automatico degli studi di settore. Con il Comunicato del 15.6.2007, le Entrate confermano la proroga dei versamenti al 9.7.2007 per i contribuenti assoggettati

STUDI di SETTORE – ULTIMI CHIARIMENTI: gli interventi in tema di studi di settore non conoscono sosta: a pochi giorni dalla scadenza ordinaria dei versamenti di imposta, prorogata dal 18.6.2007 al 9.7.2007 (i contribuenti soggetti agli studi di settore possono anche effettuare i versamenti dal 10.7 ed entro l’8.7.2007 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interessi), l’Agenzia delle Entrate ha diramato la C.M. 12.6.2007, n. 38/E, a completamento dei chiarimenti espressi nella precedente C.M. 22.5.2007, n. 31/E. Con il presente articolo si intende approfondire talune tematiche affrontate dall’Amministrazione finanziaria in detto ultimo intervento, con particolare riferimento alla rilevanza degli studi evoluti, agli studi approvati in via definitiva riguardanti attività professionali, all’attestazione e all’asseverazione; alla marginalità economica, e alle precisazioni fornite in merito alla corretta applicazione degli Ine, gli Indicatori di normalità economica. In questa sede non verranno esaminate le precisazioni, fornite con la citata C.M. 38/ E/2007, relative ai vari comparti ed alle specifiche attività, Allegati 1, 2, 3 della C.M. stessa.

UTILIZZO degli STUDI «EVOLUTI» per i PERIODI d’IMPOSTA PRECEDENTI – PROFESSIONISTI: in merito all’utilizzo degli studi cd. «evoluti» per gli accertamenti riguardanti periodi di imposta precedenti al 2006, l’Agenzia delle Entrate «conferma l’orientamento già adottato negli anni precedenti circa l’opportunità, in sede di contraddittorio, di utilizzare le risultanze dello studio evoluto per giustificare eventuali scostamenti tra l’ammontare dei ricavi dichiarati e quelli presunti in base alla versione dello stesso studio vigente per il periodo di imposta accertato». Stante quanto appena esposto, ad una prima lettura sembrerebbe delinearsi una sorta di garanzia pro contribuente, i cui ricavi non congrui delle annualità pregresse potrebbero essere messi in discussione solo qualora la suddetta non congruità dovesse trovare conferma nello studio evoluto.

Tuttavia, ad una lettura più approfondita, non può sfuggire che il riferimento alla modalità di calcolo dei maggiori ricavi è dato dalle «risultanze dello studio evoluto». Come dire: se dallo studio evoluto si dovesse evidenziare una non congruità negli stessi esercizi già risultati non congrui in base agli studi di settore utilizzati all’epoca, il livello dei ricavi congrui (cui l’Agenzia delle Entrate farà riferimento) sarà quello (nuovo) determinato dallo studio evoluto «in quanto più aggiornato ed affinato rispetto alla versione precedente», anche nel caso in cui Gerico 2007 dovesse incrementare il livello di congruità rispetto alle versioni pregresse. Tale impostazione viene esplicitata con riferimento agli studi di settore delle attività professionali, approvati in via definitiva in seguito ad un periodo in cui sono stati applicati studi sperimentali o monitorati.

Infatti, per i professionisti che si trovano in detta situazione (applicazione di uno studio definitivo), «sulla base dei dati e delle informazioni riferibili ai periodi di imposta oggetto di controllo (…) gli Uffici provvederanno a determinare i maggiori compensi utilizzando Gerico 2007»; in questo modo «il ricavo o compenso puntuale a cui fare riferimento sarà quello stimato di Gerico 2007».

Ebbene, se l’applicazione del più recente Gerico in qualità di versione «migliore» di tutte le precedenti non assume la valenza di postulato per la generalità dei casi (nel qual caso ciò vale purché «il risultato derivante dalla congruità dello studio evoluto sia in grado di poter meglio rappresentare la effettiva posizione del contribuente anche per i periodi di imposta precedenti »), così non è per i professionisti ai quali viene applicato, per la prima volta con riferimento al 2006, uno studio di settore definitivo. Prima di trarre conclusioni su tale ultimo punto, è il caso di fare alcune riflessioni. In generale, l’utilizzo, per gli esercizi pregressi, di uno studio evoluto (rispetto ai precedenti) o definitivo (rispetto ai monitorati o revisionati) avrebbe un senso se fossimo in presenza di uno strumento teso a studiare e monitorare una realtà statica. In tale caso, infatti, un’evoluzione dello strumento, intesa come un perfezionamento nella valutazione della realtà studiata, rappresenterebbe oggettivamente un miglioramento della versione precedente. In concreto, com’è noto, gli studi di settore studiano e valutano una realtà, qual è quella economica, che non solo è costituita da una miriade di sfaccettature differenti, ma è anche in continua e repentina evoluzione. Di questo è consapevole anche l’Amministrazione finanziaria, la quale nella C.M. 38/E/2007 in esame afferma come «le evoluzioni degli studi di settore si rendono necessarie al fine di cogliere meglio le caratteristiche dei modelli organizzativi (…) alla luce delle trasformazioni strutturali che hanno interessato i vari settori nel corso del tempo e degli andamenti economici dei relativi mercati di riferimento». Com’è possibile quindi che Gerico 2007, nato per studiare le realtà attuali, possa (per i soli professionisti) essere considerato «a priori» più attendibile di una versione pregressa (anche di tre o quattro anni fa) che, per quanto più grossolana nei risultati (come è presumibile che accada per i citati studi sperimentali o monitorati) era tuttavia nata per una verifica dell’esercizio al quale era applicato? Tale differenziazione tra i professionisti da una parte e tutti gli altri contribuenti dall’altra appare, invero, come una ingiustificata discriminazione a sfavore dei primi (i quali dovrebbero godere della «relatività della presunzione» concessa a favore degli altri contribuenti su Gerico 2007), specialmente se si considera che negli ultimi anni le versioni di Gerico hanno mediamente elevato il livello di congruità. ASSEVERAZIONE ed ATTESTAZIONE: l’asseverazione consiste nella certificazione formale dei dati dichiarati, vale a dire nella rispondenza alle scritture contabili o ad altra documentazione di supporto. L’asseverazione può essere apposta esclusivamente dai professionisti abilitati alla trasmissione telematica (commercialisti, consulenti del lavoro ecc.) e dai Caf. I dipendenti e funzionari delle associazioni di categoria abilitati all’assistenza tecnica, oltre ai soggetti abilitati ai fini dell’asseverazione, possono attestare le specifiche cause che hanno determinato la non congruità o la non coerenza. L’attestazione si estrinseca, oltre che nell’apposizione del codice fiscale e della firma del responsabile, nella specifica indicazione delle cause giustificative nel quadro «note aggiuntive – informazioni aggiuntive». (1) Al riguardo, la C.M. 38/E/2007 in oggetto, con riferimento all’attestazione, chiarisce come la stessa possa essere effettuata in tutti i casi in cui esistano elementi idonei a giustificare il mancato adeguamento ai ricavi o compensi determinati sulla base degli studi di settore. Il chiarimento si è reso doveroso in quanto nella precedente C.M. 31/E/2007 l’Agenzia delle Entrate aveva richiamato l’utilizzo delle suddette attestazioni facendo esclusivo riferimento ai casi di marginalità economica. La C.M. 38/E/2007 chiarisce inoltre che sia l’asseverazione che l’attestazione dovranno essere tenute presenti, da parte degli Uffici accertatori, fin dal momento della selezione delle posizioni nei cui confronti verrà effettuato l’accertamento basato sugli studi di settore. (2)

MARGINALITÀ ECONOMICA e INTRODUZIONE del CONCETTO di «SOPRAVVIVENZA ECONOMICA»: a maggiore chiarimento di quanto illustrato nella precedente C.M. 31/E/2007, l’Agenzia delle Entrate dà una definizione più precisa del concetto di «marginalità economica», intesa come la condizione «individuabile nel caso in cui l’attività di impresa o di lavoro autonomo sia improntata ad una sorta di sopravvivenza economica rispetto alla prospettiva di una lenta ma irreversibile uscita dal mercato». La condizione di marginalità economica è, dunque, riferibile a tutti gli operatori che non gestiscono l’attività imprenditoriale secondo logiche di mercato, ponendosi conseguentemente al di fuori del principio di normalità sotteso all’intero impianto metodologico degli studi di settore.

La C.M. 38/E/2007 in esame, al fine di individuare gli elementi caratterizzanti tale condizione, dà un elenco dei fattori tipicizzanti detta marginalità, ampliando le fattispecie già evidenziate nella succitata C.M. 31/E/2007:  in primo luogo: entità modesta del giro d’affari, insufficiente per remunerare il pur scarso o inesistente impiego di fattori della produzione;  in secondo luogo: – limiti dimensionali ed organizzativi per la struttura d’impresa; – arretratezza e/o inadeguatezza delle infrastrutture strumentali; – assenza di investimenti, anche legati alla promozione dell’attività; – assenza di spese per servizi esterni (non esternalizzazione delle fasi di lavorazione e di produzione); – modalità organizzative di vendita tradizionali e assolutamente estranee a sistemi di rete (assenza di rapporti di franchising, affiliazione ovvero associazione a gruppi d’acquisto); – ridotta articolazione del processo produttivo e bassa capacità di penetrazione sul mercato; – limiti del mercato di riferimento (ampiezza territoriale e tipologia di clientela); – scarsa competitività dei prodotti/servizi erogati e/o non sufficiente capacità produttiva; – debolezza rispetto ai canali di approvvigionamento; – età avanzata del titolare; – localizzazione territoriale (geografica e di contesto produttivo). I soggetti in condizioni di marginalità economica, poiché quest’ultima risulta condizione non normale e quindi non valutabile dagli studi di settore, potranno far valere detto status indicandone gli estremi già nel Quadro «annotazioni» (con attestazione o meno) del Mod. Unico 2007, nonché successivamente in contradittorio ed ancora, se del caso, in sede contenziosa. L’Amministrazione finanziaria specifica, nella C.M. 38/E/2007 in commento, che è in fase di elaborazione uno specifico software per l’individuazione dell’esistenza, caso per caso, della situazione di marginalità economica. Detto strumento informatico, tuttavia, sembra previsto ad uso esclusivo dell’Agenzia delle Entrate, mentre sarebbe senz’altro più utile (oltre che più corretto) allargarne l’utilizzo anche ai contribuenti, i quali potrebbero servirsene per accertare con più sicurezza la loro posizione. La scelta di non divulgare detto software potrebbe essere stata dettata dalla volontà di evitare una valutazione «di massa» da parte delle associazioni professionali e di categoria, le quali potrebbero riscontrare forti difformità dalle situazioni reali, mettendo in discussione l’equità dello strumento e, conseguentemente, la forza probatoria in sede di accertamento (così come sta già accadendo per gli studi di settore). Da ultimo, vi è da rilevare l’esistenza di una concreta possibilità che in un prossimo futuro (magari con la prossima Finanziaria) venga introdotto un regime di tassazione forfetario per i soggetti marginali, che dovrebbe semplificare la vita sia al Fisco sia ai contribuenti interessati. PRECISAZIONI in MERITO alla CORRETTA APPLICAZIONE degli INE: nell’Allegato n. 4 alla C.M. 38/E/2007 in commento viene riportata una serie di potenziali anomalie che possono verificarsi nell’applicazione degli indicatori di normalità economica. Talune precisazioni sono riferite all’applicazione generica di uno o più indicatori, altre sono invece connesse a particolari codici di studi settore. Nella tabella di pag. 15 se ne propone una sintesi.

Img Credit: Loty